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Un’idea smart: l’experience impattante.
May 30, 2017

Un’idea smart: l’experience impattante.

Significanti e insignificanti in comunicazione.

di Federico Castelli

Vi è mai capitato di ripetere a voce alta tante volte una parola, accorgendovi così di una progressiva perdita di significato? Provate: sentirete il suono della vostra voce, ma quella parola non vorrà dire più nulla. Ho notato che oggi, purtroppo, nei dialoghi tra agenzie e clienti, parlando di creatività e bei progetti, sta succedendo proprio questo. Sempre più, ci ritroviamo a utilizzare gli stessi termini, anche in modo inappropriato. Credo che questo ci tolga l’occasione di comunicare in modo completo, e magari più interessante, per i nostri interlocutori.

 

“Un'experience straordinaria”, “Qualcosa di smart”, “Ci vuole più engagement”, “Deve essere più impattante”.

Queste sono solo alcune espressioni ormai ricorrenti per gli addetti ai lavori della comunicazione. Ma siamo sicuri di riuscire a trasmettere attraverso di esse quello che davvero ci serve? O si tratta solo di semplici scorciatoie linguistiche per ottimizzare i tempi e riempire i vuoti, tralasciando i contenuti?

Un’idea smart: l’experience impattante.

Il nostro lavoro consiste nell’aggiungere valore, non nel sottrarlo. E se provassimo a comunicare in modo meno impostato e più naturale? Utilizzando un’espressione differente o magari una perifrasi, potremmo trasmettere qualcosa di originale, fresco e raccontare quello che vogliamo in modo differente.  Potremmo così trasformare un’experience in qualcosa che coinvolga in prima persona, che faccia divertire, che faccia riflettere. Mi piacerebbe non sentire più parlare di idee smart, ma magari di intuizioni semplici perfettamente in grado di raggiungere i loro obiettivi. Vorrei vedere progetti impattanti trasformarsi in messaggi di grande interesse e coinvolgimento emotivo. E così via.  

Dovremmo farlo nella speranza che le conseguenze immediate e non delle nostre parole, fino alla realizzazione dei nostri progetti, ne risentano positivamente. Come possiamo, infatti, aspettarci di produrre creatività originali e progetti innovativi, con dei punti di partenza così sempre uguali a se stessi?