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È nato prima l’hashtag o la chiocciolina?
May 31, 2017

È nato prima l’hashtag o la chiocciolina?

Storia e gesta di un cancelletto e di una chiocciola.

di Alexia Altieri

L’hashtag e la chiocciola sono i caratteri più famosi del web, oltre che potenti strumenti di digital marketing.

Ma chi erano prima di diventare i simboli della comunicazione social per eccellenza? Scopriamolo.

Biografia di un cancelletto e di una chiocciola.

È nato prima l’hashtag o la chiocciolina?

Nel corso degli anni, il cancelletto ha cambiato più volte identità: la più antica di tutte deriva dalla lingua latina, per cui rappresentava l’abbreviazione della parola “numeros” e serviva per ordinare numericamente gli elementi all’interno di una lista: il #1 è il primo in classifica.

Poi ha passato qualche tempo nell’Antica Roma come simbolo dell’unità di misura della libbra, è stato confuso per il diesis musicale, è stato lo spazio tipografico, la cardinalità nella teoria matematica degli insiemi, il simbolo “Octothorpe” introdotto dalla Bell per spedire istruzioni al sistema operativo telefonico, fino al 1988 quando è diventato il metro per facilitare la ricerca per argomento nei primi gruppi chat. Ha passato svariati anni sulle tastiere dei nostri primi cellulari, snobbato e messo allo stesso piano del semplice asterisco, senza sapere quali meriti riconoscergli se non quello di comunicare il proprio numero alla voce automatica della Vodafone – seguito da cancelletto, appunto.

Chi l’avrebbe detto che, qualche tempo dopo, sarebbe diventato il simbolo social per eccellenza, di cui non avremmo più potuto fare a meno?

La vera data di nascita dell’hashtag come lo conosciamo oggi è il 23 agosto 2007, quando Chris Messina – avvocato di San Francisco – lo usò per la prima volta su Twitter, con l’intento di raccogliere tutte le conversazioni inerenti al BarCamp, una non conferenza in cui sono i partecipanti a decidere i temi di discussione.

È nato prima l’hashtag o la chiocciolina?

Nello stesso anno, Nate Ridder, esperto di comunicazione, ricorre allo stesso espediente per raggruppare sotto l’hashtag #sandiegofire, tutte le conversazioni relative a ciò che stava accadendo nella zona di San Diego, colpita da violenti incendi. Quello, il primo vero assaggio del potere mediatico dell’hashtag.

“È stato un importantissimo esempio di citizen journalism grazie all’uso dell’hashtag”, confermò più tardi Messina.

Queste le prime pagine della storia del mito. La scalata al successo dell’hashtag ha coinvolto, pian piano, tutti i social: viene introdotto formalmente nel codice di Twitter nel 2009 e in quello di Facebook nel 2013, aiuta Pinterest ad accrescere la sua notorietà e Google Plus a tracciare i contenuti, ma il social per cui diventa elemento chiave e imprescindibile per la comunicazione è Instagram.

È nato prima l’hashtag o la chiocciolina?

Anche la chiocciola ha avuto vari significati nel corso della storia: nel Medioevo aiuta i monaci a localizzare oggetti e persone nello spazio (stava per presso), nel VII secolo diventa il simbolo dell’unità di misura dell’anfora per i Veneziani e nel XV secolo si occupa a pieno regime di commercio, sfruttata dai mercanti per abbinare la quantità al prezzo del prodotto (3p @ £3,00). È stata la sua passione per la compravendita a farla diventare celebre come “a commerciale”.
A un certo punto, nel 1884, ha iniziato ad esprimere un certo interesse per la scrittura: introdotta come carattere sulla tastiera della macchina da scrivere Calligraph No. 3 Commercial model. Eppure non è stata nulla più di un anonimo tasto, usato dagli inglesi per stendere documenti di negoziazione, fino al 1971 quando Ray Tomlinson, programmatore statunitense, la usò per scrivere la prima email della storia.

Quindi, sì, è nata prima la chiocciola.
C’è da dire che non è stata fin da subito una decisione consapevole quella di suo padre, il quale riconosce di averla scelta tra tanti tasti proprio perché era talmente poco usata da risultare un perfetto separatore tra il nome dell’utente e il nome del dominio. Da quel momento, la chiocciola è – lentamente – diventata icona della rivoluzione digitale.

 

È nato prima l’hashtag o la chiocciolina?

Oggi la chiocciola è diventata un comando fondamentale, presente sulle tastiere di tutto il mondo – seppur dovendo ancora spartirsi il tasto con altri caratteri speciali. Madrina d’eccezione della comunicazione sui social, affianca spesso l’hashtag nei post, dove trova nuova vita e anche un nuovo nome: tag. La @ ha assunto l’importante compito di citare qualcun altro nei nostri contenuti, taggandolo, appunto – chiamandolo in causa.

Chi è più popolare?

In un’epoca rating victim come la nostra, la vera domanda da porci è: qual è il simbolo che ha più vita social tra i due?

È nato prima l’hashtag o la chiocciolina?

Reach

@ ★★☆☆☆

Diciamo che la reach non è il suo punto forte. La sua è una comunicazione 1 a 1, che ha il vantaggio di riprendere il concetto di conversazione vis-à-vis e agevolare la nobile arte della condivisione – cosa non da poco, poiché condividere è il leitmotiv su cui si basa la natura stessa dei social network. Ho usato la parola social network e non social media intenzionalmente, poiché c’è una sostanziale differenza tra i due termini: il primo fa riferimento a una rete di persone unite tra loro da interessi in comune, il secondo parla dell’impianto strutturale dove questo concetto trova la sua ragion d’essere, e quindi il medium, lo strumento dove condividere contenuti con un vasto pubblico.
In definitiva, la chiocciola non soddisfa completamente la reason why del software, che si sostanzia nel raggiungere più persone possibile, tuttavia il tag è il trait d’union cruciale che ci permette di connetterci e dar respiro alla struttura sociale.

# ★★★★★

L’hashtag, al contrario, è la leva moltiplicatrice che mette i nostri contenuti in vetrina mondiale e ci permette di sfruttare appieno la cassa di risonanza dei topic trend, elemento cruciale nell’efficacia di una campagna di comunicazione sui social.
Tuttavia, è importante non abusarne e non inventarne. A meno che non siate un web influencer, saprete bene che il vostro hashtag #chebellagiornataoggiconlamiatopolina non andrà lontano e non porterà alcun valore alla vostra comunicazione, anzi renderà più difficoltosa la leggibilità del vostro messaggio e quindi la comprensione. Inoltre, è bene sapere che il numero di hashtag da inserire dovrebbe rimanere attorno agli 11: soprattutto su Facebook, inserire troppi hashtag ha un effetto negativo sulla reach dei vostri post, senza contare che, a differenza di Instagram, non sono funzionali alla tracciabilità dei contenuti. Se siete riusciti a memorizzare che di mela al giorno ne basta 1, potete tranquillamente digerire il fatto che 11 hashtag per contenuto siano più che sufficienti.

Engagement

@ ★★★☆☆

Una delle azioni che sui social raggiunge maggiori risultati in termini di engagement è l’Instant Marketing, quindi se la NASA scopre l’esistenza di un esopianeta simile alla Terra, chiamato Kepler 452-b, dove viene scoperta la presenza dell’acqua, Ceres semplicemente c’è.

 

È nato prima l’hashtag o la chiocciolina?

Questa espressione social del carpe diem funziona e ha grandi potenzialità di viralità. Basta riconoscere un’onda e salirci sulla cresta, prima che lo facciano gli altri possibilmente. Per dar maggior risalto a operazioni di questo tipo c’è il tag: “Ciao @NASA, leggi qui!”, ma soprattutto “Ciao utenti che avete letto l’annuncio della NASA e ne state seguendo gli aggiornamenti, date un’occhiata qui!”.

# ★★★★☆

Se la chiocciola è il simbolo democratico che ci permette di far arrivare il nostro messaggio (e quindi la notifica della nostra esistenza) alla NASA, a Donald Trump o a Papa Francesco, l’hashtag è quello che lo fa sapere a tutti. Bisogna semplicemente essere bravi a destreggiarsi nella selezione degli hashtag più popolari e… sfruttarne i riflettori!

Sul tema “hashtag popolari” vale la pena fare un inciso: se siete un brand e riempite i vostri contenuti di #igersoftheday, #foodporn e #instagood, state urlando al mondo il vostro bisogno di reach organica – vale a dire che non siete una voce abbastanza autorevole nel coro, che non avete una strategia di comunicazione a monte e, quindi, che non state parlando a un target mirato ma state sparando nel mucchio. Inserire hashtag pertinenti, al contrario, significa avere consapevolezza del mezzo e saper parlare la lingua del digital marketing.

L’hashtag è ufficialmente il simbolo più social tra i due, anche se – non dimentichiamoci – che ogni hash ha bisogno del suo tag.

È nato prima l’hashtag o la chiocciolina?