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Le avventure di una Social Media Manager.
March 5, 2019

Le avventure di una Social Media Manager.

Mi chiamo Martina e nella vita gestisco pagine social. E oggi vi svelo cosa si cela dietro le quinte di questo lavoro (in)compreso.

di Martina D'Ammassa

Potrei stilare una lista lunghissima riguardo le domande che mi spaventano di più nella vita, ma quella che si aggiudica il primo posto è sicuramente questa: “Cosa fa un Social Media Manager?”.

Ho rinunciato già da anni nell’impresa titanica di spiegarlo a mio padre e a mia madre, che probabilmente mi crederanno eternamente connessa su Facebook, a chiacchierare in chat, o a scattare foto su Instagram.

Con i miei coetanei è più facile affrontare questo discorso, ma la domanda si accompagna sempre alla solita frase cliché: “Pubblichi post. Bel lavoro il dolce far nulla!”.

Comincerei quindi dal distruggere qualche stereotipo:

  • Postare sui social è solo la millesima parte di ciò che faccio durante il giorno;
  • Non uso o comprendo l’utilizzo di tutti i social (ho dovuto leggere il libretto delle istruzioni per capire il funzionamento di Snapchat quando arrivò sui nostri smartphone);
  • Non passiamo tutto il nostro tempo sui social (magari!).

Una volta appurati questi fatti fondamentali, posso dire con certezza che il social media manager è un tuttologo: deve saper comunicare, rispondere a domande di diversa natura, fare conti su Excel, creare campagne ADV sul nostro amato Business Manager, avere il contatto diretto con il cliente, gestire il proprio tempo, pensare a strategie social, comunicare con il suo team creativo e diventare copywriter e/o art a seconda delle esigenze.

Le avventure di una Social Media Manager.

Ma andiamo per ordine.

Non appena apriamo gli occhi, noi poveri (o fortunati secondo alcune teorie) social media manager, sappiamo di dover correre più veloci di un algoritmo, perché Facebook & company potrebbero aver deciso di applicare qualche aggiornamento nel giro di una notte.

Una volta accertati di essere sani e salvi da strane novità, ci trasformiamo in community manager e cominciamo a rispondere ai commenti e ai messaggi dei follower delle pagine che gestiamo.

Per chi ama comunicare, questo è uno dei momenti più belli, perché può capitarvi di parlare di qualsiasi cosa come viaggi, sentimenti, cibo, arte. Altre volte vi capiterà di parlare di medicina, di tecnologia o altre cose di cui non sapete completamente nulla, quindi non vi resta che studiare. Ogni SMM si meriterebbe una laurea ad honorem per ogni argomento esistente sulla terra.

Prima o poi creerò una petizione da farvi firmare, #sapevatelo!

Una volta finita la fase del community management, un SMM inizia a controllare o a creare i suoi amatissimi piani editoriali detti ped. No, non sono ironica, io amo davvero i ped, perché è il momento in cui la fantasia e la creatività si uniscono alla logica, ovvero alla strategia e alle campagne ADV. In quel momento, probabilmente facciamo davvero il lavoro più appagante di sempre. Ma da quel preciso istante, tutto sarà in salita: scadenze, rework, scadenze, rework, scadenze. (Non sapete cosa sia un piano editoriale? Ve lo diremo nella prossima puntata).

Ora è il momento di parlare del Business Manager, che non ha davvero segreti per un social media manager. Il BM è quella piattaforma che vi aiuta a organizzare il lavoro, perché da lì potete davvero far tutto. Programmare, moderare, sponsorizzare i post (altra nota dolente per i miei genitori, che ho tradotto in “investire i soldi dei clienti sulle pubblicità dei social”), e tanto altro.

Le avventure di una Social Media Manager.

Vorrei dirvi che il mio lavoro termina qui, ma la verità è che non vi ho parlato dei report, della pubblicazione dei post o delle story in qualsiasi momento della vostra vita, delle riunioni infinite con i clienti, degli scleri e di tutto il resto.

Tuttavia, vi confesso che in questo particolare momento non esiste un lavoro più adrenalinico e stimolante di questo. Si è semplicemente connessi, sempre, con il mondo che ci circonda, con gli eventi e con la vita stessa. Ci sono i lati positivi, ma anche quelli negativi, che sono le responsabilità, le scelte da prendere e le ferie inesistenti, ma credo che ne valga la pena.

Quindi mi rendo davvero conto quanto sia difficile comprendere un lavoro che può essere svolto in qualsiasi parte dell’universo con solo il cellulare in mano. Se è il lavoro del futuro, questo non posso dirvelo, ma è sicuramente il lavoro del momento.

Ora che vi ho saggiamente istruiti riguardo questo-bellissimo-lavoro, potete andare per il mondo e diffondere il mio verbo, per far in modo che la seconda domanda più spaventosa della mia vita diventi la prima: “Ma il fidanzato?”.