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I prossimi trend e quello che rappresentano davvero per le persone.

I prossimi trend e quello che rappresentano davvero per le persone.

di Erica Acosta

Ogni anno, appena si avvicinano i primi freddi dell’inverno, un professionista del settore accede a Google e digita: “digital trends 2018”. Il risultato è un lungo elenco di articoli in inglese e in italiano composti da un serie di punti elenco. Ma al di là dei termini tecnici e le predizioni, ci portano a porci 3 domande.

Social trend, digital trend o trend e basta?

Non parliamo più di social trend, perché i social non sono più solo “digitale”: le conversazioni che si generano all’interno vanno ben al di fuori delle singole piattaforme, e viceversa. Non parliamo nemmeno di digitale, perché ormai la linea che separa l’online dall’offline è sempre meno visibile. Oggi più che mai, parliamo di comportamenti che diventano più o meno evidenti in base alle caratteristiche delle generazioni che stanno dominando i diversi mercati. E no, ormai non sono solo i famosi Millennials (vedi Gen Z).

È ancora corretto pensare a trend annuali?

Mentre noi cerchiamo di anticipare i loro comportamenti, i “consumatori” stanno già andando in un’altra direzione o semplicemente si sono stufati e un nuovo filtro Instagram, un nuovo servizio o un nuovo challenge hanno catturato la loro attenzione. La velocità con cui cambiano le cose che le persone considerano rilevanti è sempre più marcata, per questo motivo diventa sempre più importante analizzare l’andamento di una strategia in modo costante e interpretare i trend come elementi che durante l’anno si potrebbero evolvere in qualcos’altro. Non si tratta affatto di una to-do list.

Trend o forzature?

Siamo sicuri che poi durante l’anno vedremo avverarsi molti di questi fattori perché le persone ne avevano veramente bisogno o perché dopo averlo letto tutti in un report di tendenze, le agenzie e le aziende hanno deciso di applicarli tutti, rischiando di boicottare il potenziale stesso delle attività? La paura di passare per un brand che non è sul pezzo a volte può giocare brutti scherzi.

"Per tutti questi motivi, abbiamo deciso di parlarvi di trend dal punto di vista delle persone, perché per capire quali sono e se sono utili per il nostro business, bisogna anche comprendere cosa rappresentano nella vita di chi si ritroverà semplicemente travolto dall’onda delle tendenze".

Partiamo dal più polemico di tutti, il boom dell’influencer marketing.

In realtà se ne parlava già da anni, ma l’ascesa di Instagram e YouTube ha dato la spinta finale e sia in Italia che all’estero si parla di come potrebbe scoppiare la bolla.
Per noi, è da applicare se rispettiamo 2 regole d’oro:
  • Il numero di follower o il numero di interazioni che ricevono ormai non vogliono dire niente. Perché? Perché si possono comprare entrambi e perché sono ormai in tanti a commentare i post con interventi casuali, solo per ottenere visibilità. Cerchiamo di capire invece quali sono le tematiche per le quali vengono ascoltati (e se vengono ascoltati in assoluto). E magari se ormai hanno superato la linea fra influencer e celebrity, valutiamo se quello che stiamo implementando non è un semplice testimonial (a quel punto gli obiettivi sono altri).
  • Il loro vero valore rimane l’autenticità . Se  seguiamo l’approccio di pagare l’influencer per inserire il nostro brand all’interno del suo piano editoriale, forse non è il caso di andare avanti. Si deve trattare di una collaborazione a tutti gli effetti, che vuol dire anche accettare la possibilità di lasciare in mano a loro il modo migliore di raccontare il nostro messaggio. Alla fine, è per quel loro talento di comunicare in una chiave unica che si sono creati un seguito.
Altrimenti,  per gli utenti, quel contenuto non sarà altro che questo:
(Senza che sia necessario il fail di copy/paste).
I prossimi trend e quello che rappresentano davvero per le persone.

Da IoT a Artificial Intelligence of Everything.

Siamo passati da 2/3 dispositivi principali per collegarci a ritrovarci migliaia di dispositivi “smart”, in grado di pensare al posto nostro. Per questo motivo, diventa necessario prima chiederci se la soluzione che decidiamo di implementare può risolvere un vero problema del consumatore.  Ecco due esempi pratici.

Chatbot: siamo partiti dal presupposto che le persone hanno voglia di parlare con i brand. E invece, secondo una ricerca di Havas del 2017, ai consumatori non interesserebbe se il 74% dei brand che usano, dovessero scomparire. Ci sono invece diverse situazioni per le quali un consumatore si rivolge a un brand e, nel caso dei chatbot, è indispensabile riuscire a identificare quella giusta. Eccone uno che ci piace: Casper Insomnobot3000.

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Ora si parla di assistenti vocali, soprattutto con il miglioramento di Siri, Cortana, Alexa e altri strumenti che ci permettono di essere sempre iperconnessi. La crescita nell’utilizzo è una risposta al bisogno delle persone di avere un rapporto con la tecnologia sempre più naturale e, di conseguenza, sempre più invisibile. Già lo vediamo nel nostro utilizzo di Whatsapp: digitare diventa sempre più impegnativo e ci rivolgiamo alle note vocali. Per emarketer, questo potrebbe avere un grande impatto durante il 2018, anche sui motori di ricerca.

Video first

Sono due anni che si parla di video e nel frattempo questo formato è cresciuto e cambiato in tanti modi. Dai video brevi su piattaforme come Vine, all’ascesa del formato quadrato, al verticale, all’implementazione delle dirette. Ma quando si parla di video, sorge inevitabilmente il dubbio: quindi, facciamo video, ma su cosa? E soprattutto la paura dei clienti e agenzie, perché fare contenuti video può diventare più costoso (per i clienti) e più impegnativo (per le agenzie).  Anche qui, 3 regole:
  • Fare contenuti video non vuol dire che bisogna riempire un piano editoriale social di migliaia di video al mese. A volte ne basta uno, fatto bene, per attirare tutta l’attenzione su un tema che vogliamo comunicare. Amazon Battle of cars.
  • Fare contenuti video non deve per forza coinvolgere una location impegnativa, un budget stratosferico o una logistica impossibile. A volte basta un’idea semplice. Es. Tastemade e la “tiny kitchen”. Apple e i contenuti video per #ShotOniPhone. Blue Apron e “Sounds of the kitchen revealed”.
  • Per fare contenuti video dobbiamo applicare le stesse regole di qualsiasi altro formato di contenuto brandizzato. Deve essere rilevante, perciò dobbiamo prima definire cosa si aspetta il nostro pubblico dal nostro brand anche in base al canale in cui lo stiamo intercettando: intrattenimento? Ispirazione? Supporto? Contenuti educational?
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Contenuti usa e getta aka le famose stories

Lo dicono tutti e ne siamo consapevoli noi che usiamo Instagram quotidianamente. La forza di questo tipo di contenuto sta proprio nella paura di perderci quello che si nasconde dietro quel pallino rosa che ci indica che c’è una nuova story. La debolezza, o meglio, il rischio dopo un’interpretazione sbagliata del trend? Brand che fanno banner in formato verticale. Sì, è un tipo di contenuto che ha un alto tasso di engagement, finora.

Ma se gli utenti si rendono conto che i brand non stanno offrendo un contenuto utile, semplicemente non le apriranno più e qui il rischio zapping è più alto che mai.

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Realtà aumentata

Finalmente la realtà aumentata arriva nelle mani dei consumatori. La realtà aumentata non è in effetti una cosa nuova. Ci avevano già provato soprattutto brand del settore automotive nel lontano 2008. Ma il problema era proprio che richiedeva uno sforzo talmente alto da parte dell’utente che è possibile solo ora, grazie all’evoluzione degli smartphone e alla possibilità di essere implementata attraverso le app social o come parte del software stesso (vedi Apple).
La realtà aumentata non può essere un’attività che il brand impone al consumatore, bensì la risposta a un’esigenza vera. Ad esempio: IKEA Place. Il brand si era già avvicinato a questa soluzione nel 2013, ma adesso è sempre più integrato negli strumenti che il consumatore possiede, rendendo il percorso molto più naturale. Se volete vedere la differenza, ecco la versione del 2013 e quella rilasciata a settembre 2017. Se volete approfondire, qui.

Ora tocca a voi decidere quali sono le tendenze che hanno senso per il vostro brand e per il vostro pubblico, consapevoli che non vince chi ne fa di più, ma chi sceglie accuratamente gli strumenti che veramente permettono di veicolare al meglio i nostri messaggi.